Manifesto dell’Associazione Giustizia e Libertà per il XXI secolo

Giustizia e Libertà non sono parole il cui valore è relegato al nostro passato, sono il significato di una differenza, di un’identità, la cui attualità ci offre la bussola per orientarci nel presente e costruire il futuro.

Sono due principi che devono camminare insieme. La giustizia sociale nasce dal riconoscimento che nessuna libertà è autentica se convive con la miseria, la disuguaglianza e l’esclusione.

Ma, allo stesso tempo, la libertà individuale e la libera iniziativa sono il motore dell’innovazione, della responsabilità e del progresso.

Conciliare queste due dimensioni significava e significa costruire una società in cui l’uguaglianza non annulli la libertà e la libertà non diventi privilegio di pochi.

In questa prospettiva si colloca l’idea di un capitalismo sociale: un modello economico in cui il mercato non è negato, ma orientato verso finalità collettive e regolato da principi etici e solidaristici.

Il profitto non è un fine in sé, ma uno strumento per creare valore diffuso, generare opportunità e migliorare la qualità della vita.

Il capitalismo sociale riconosce l’importanza delle imprese, ma le lega alla responsabilità verso la comunità, all’equità redistributiva e alla sostenibilità ambientale.

Giustizia e Libertà trovano così il loro equilibrio in una società che garantisce a ciascuno le condizioni per vivere dignitosamente, partecipare alla vita economica e contribuire, con il proprio talento, al bene comune.

La nostra associazione nasce per raccogliere l’eredità viva del Partito d’Azione e rilanciare, con passione e coraggio, una nuova stagione di impegno civile, liberalsocialista e laico riformista.

Vogliamo riaprire lo spazio della politica come luogo di partecipazione e di crescita comune.

In un tempo segnato da solitudini sociali, da paure e disuguaglianze, crediamo che sia necessario costruire una comunità di pensiero e di azione, capace di rimettere al centro la persona, la dignità del lavoro, la ricerca del sapere e la solidarietà tra generazioni.

Ci rivolgiamo a chi non si rassegna.

A chi sente di appartenere al vasto mondo dei “penultimi”, quel ceto medio che oggi vede minacciata la propria sicurezza economica e sociale.

Il nostro sistema di welfare ha giustamente creato strumenti di assistenza per i più deboli, per gli ultimi, per il proletariato. Strumenti che vanno difesi e mantenuti, ma ha tralasciato i penultimi, quel ceto medio che oggi rappresenta l’anello debole della catena sociale.

Vogliamo dare voce a chi lavora, studia, intraprende, crea, e spesso si sente escluso dal dibattito pubblico.

Vogliamo restituire dignità ai salari, restituire al ceto medio quella dignità economica negata che pure gli dovrebbe essere riconosciuta per le competenze, il ruolo e le responsabilità.

Vogliamo restituire dignità ai docenti e all’istruzione, al personale sanitario, ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, alla Piccola e media Impresa che costituisce oggi la vera spina dorsale dell’economia del nostro Paese.

Vogliamo ridare peso e voce alla società civile che sa discutere, proporre, dissentire, costruire.

La nostra associazione sarà un laboratorio di idee e di formazione politica, un luogo aperto dove si impari a leggere le trasformazioni del mondo digitale, ecologico e globale con lo sguardo libero e critico del socialismo liberale.

Organizziamo incontri, reti territoriali e momenti di confronto che permettano a tutti di contribuire con idee, energie e passioni.

Giustizia e Libertà per noi significano responsabilità e partecipazione.

Nessuna trasformazione è possibile senza il protagonismo dei cittadini, senza il coraggio di pensare e di agire insieme. Per questo vogliamo unire chi crede ancora che la politica possa essere una forza di liberazione, di conoscenza e di rinnovamento morale.

Ripartiamo dalle persone, dalle comunità vive, dai luoghi dove la speranza può tornare a farsi azione. Perché solo con l’impegno quotidiano di ciascuno potremo costruire un’Italia più giusta, più libera, più nostra, dove i cittadini sono motivati e istruiti sui propri diritti fondamentali e capaci di autodeterminarsi nelle scelte, dunque liberi.

Il recente riconoscimento conferito con il Premio  Nobel per la pace  a Maria Corina Machado dimostra l’attualità dei principi della democrazia liberale e ad un modello di capitalismo sociale o “capitalismo popolare”.

La sua visione fondata sulla centralità dell’individuo, sulla libera iniziativa di mercato e sulla difesa delle libertà economiche e civili, ma con un forte senso di responsabilità morale e attenzione all’inclusione sociale, sono il nostro background identitario.

Machado sostiene infatti che lo sviluppo non possa essere guidato solo dal profitto, ma debba tradursi nella diffusione del benessere, nell’occasione per tutti di partecipare all’economia e nella promozione della mobilità sociale.

Queste idee dialogano con la tradizione liberalsocialista italiana dei fratelli Rosselli e di “Giustizia e Libertà”.

Il socialismo liberale di Rosselli aveva come obiettivo la giustizia sociale, ma non attraverso lo statalismo o la negazione della libertà individuale.

Rosselli immaginava un socialismo che avesse come metodo il liberalismo e come fine la libertà per tutti: la democrazia economica, il pluralismo sociale, la promozione dell’iniziativa privata dentro regole comuni e eque.

Machado, con il suo capitalismo sociale, insiste sulla necessità di un mercato libero e competitivo, ma regolato da valori etici, responsabilità e finalità sociali.

Rosselli afferma che il socialismo deve essere compatibile con il liberalismo, scegliendo la riforma e la democrazia come strumenti per garantire uguaglianza, diritti e progresso sociale, senza rinunciare alla libera iniziativa.

Passato e presente, come spesso capita, si incontrano.

Consapevoli della necessità di un modello ideale di riferimento ad orientamento dell’azione amministrativa e politica, spettatori di una pericolosa deriva autoritaria e individualista che investe indistintamente partiti del centrodestra e del centrosinistra svuotandoli di valori e ideali, ci opponiamo al finto pragmatismo che diviene trasformismo, alla personalizzazione della politica e dei partiti ad personam, ricostruendo una cultura del confronto e della dialettica quale strumento di affinamento delle idee.

Ci opponiamo altresì al dogmatismo economico e alle soluzioni autoritarie, proponendo l’idea di una società in cui la giustizia sociale viene raggiunta senza sacrificare la libertà individuale e la vitalità del mercato, tenendo sempre al centro la dignità della persona.

I Quaderni di Giustizia e Libertà

GL lancia un’iniziativa editoriale che vuole offrire a tutti spunti di riflessione utili al dibattito politico. I Quaderni di Giustizia e Libertà saranno monotematici e cercheranno di affrontare, con il contributo di politici, intellettuali ed esperti, i temi che vedono impegnata nel dibattito l’associazione. Una parte dei quaderni sarà poi riservata al contributo dei nostri soci e al resoconto delle discussioni, dei forum che vedono impegnata la nostra associazione. I quaderni saranno disponibili gratuitamente, in formato elettronico, a tutti gli iscritti. Gli iscritti che ne vorranno ricevere copia cartacea pagheranno il solo costo di stampa e invio. Per i non iscritti è possibile richiedere l’abbonamento ai quaderni sia nei più comuni formati di ebook sia in forma cartacea sottoscrivendo un abbonamento.

“Non una difesa dei privilegi, ma la convinzione che solo la libertà economica possa restituire dignità a chi oggi sopravvive nella miseria”

María Corina Machado

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Se condividi l’intento di ricostruire una cultura della politica, riaggregare persone, movimenti e partiti che seppur oggi divisi hanno in comune un’identità laica e liberalsocialista. Se vuoi ritornare a partecipare e a non essere spettatore passivo del dibattito politico e culturale, unisciti a noi. Le iniziative dell’associazione saranno molteplici, con una predilezione verso la formazione politica. Fra le più importanti attività ci sarà la rielaborazione delle idee e dei principi del socialismo liberale alla luce di una rilettura della società contemporanea.