EQUILIBRIO TRA SVILUPPO ECONOMICO, COESIONE E SOSTENIBILITÀ SOCIALE, DA UNA PARTE, E PROTEZIONE DELLA NATURA, DALL’ALTRA … NELLA CONSIDERAZIONE CHE L’AMBIENTE NON È UNA RISORSA ILLIMITATA

EQUILIBRIO TRA SVILUPPO ECONOMICO, COESIONE E SOSTENIBILITÀ SOCIALE, DA UNA PARTE, E PROTEZIONE DELLA NATURA, DALL’ALTRA … NELLA CONSIDERAZIONE CHE L’AMBIENTE NON È UNA RISORSA ILLIMITATA

La grave compromissione ambientale in atto – purtroppo artatamente misconosciuta a livello di numerosi governi – sta creando una nuova fattispecie di rischio complesso e destabilizzato, con aumento della probabilità di deterioramento dei sistemi sociali ed economici su scala locale, nazionale e globale. La storica indifferenza o la insufficiente considerazione nella maggior parte delle aree politiche ai segnali di allarme relativamente all’ambiente sono state e continuano ad essere un errore gravido di possibili serie conseguenze. Perciò, in risposta al degrado ambientale ed alla conseguente crisi climatica, due sono le trasformazioni generali della struttura dei sistemi socio-economici necessarie per rendere i contesti sociali più sostenibili ed equi. Da un lato, si rende necessaria una trasformazione nel senso di un assetto sociale sicuro e solidale per lo svolgimento dell’attività umana, entro tuttavia limiti ambientalmente compatibili, affrontando disuguaglianze e garantendo una dignitosa qualità della vita a tutti. In tale prospettiva, il raggiungimento della sostenibilità ambientale non può prescindere dal ripristino quanto più sostanziale possibile dei sistemi naturali. D’altro canto, si rende indispensabile una trasformazione per rendere la comunità dei cittadini più preparata alla crisi ambientale attraverso adeguati strumenti di resilienza sociale agli impatti dell’emergenza climatica, con estensione a tutti gli ambiti della società, comprese infrastrutture, mercati, processi politici e coesione sociale. Queste due trasformazioni – prevenire e mitigare le conseguenze del degrado ambientale preparandosi sempre di più ai suoi impatti – sono processi interconnessi. Giusto per fare un esempio, a fronte di una riduzione delle emissioni derivante da un maggiore utilizzo di energia rinnovabile a livello nazionale potrebbe migliorare la resilienza del sistema energetico riducendo l’importanza dell’estero e limitando l’esposizione alle fluttuazioni dei mercati dei combustibili fossili.
Lungi da un atteggiamento sterilmente catastrofista, è tuttavia la scienza che ci avverte come il degrado ambientale debba considerarsi una sfida senza precedenti. Come accennato, l’attuale crisi climatica richiede un rapido cambiamento strutturale dei sistemi sociali ed economici, di una portata e ad un ritmo forse mai visti nella storia dell’umanità. L’attuale paradigma politico-economico di presupposti, politiche e narrazioni in molti Paesi, Italia compresa, dettato da egoismi nazionali e da motivi di facile consenso, può rappresentare un ostacolo importante alla realizzazione di questi cambiamenti. Ma il tempo stringe. È necessaria una nuova visione che prospetti società più sostenibili, giuste e preparate, fondata su riassetti strutturali più profondi rispetto a quelli osservati in occasione di precedenti crisi, causa di rapido cambiamento dei sistemi economici. Il nostro futuro dipende proprio dalla capacità di progettarlo in una prospettiva di lungo periodo che può sembrare troppo faticosa e evitabile a breve ma che inevitabilmente presenterà un conto assai salato alle generazioni future di qui alla metà del secolo corrente.